PREZIOSO – Album inediti di Gianmaria Testa

Questo è un disco imperfetto, però è anche un disco inaspettato e perciò prezioso. Anzi il più prezioso di tutti. Ci ho pensato e ripensato prima di farlo uscire, ma infine ho deciso, ci ho lavorato tanto di testa e di studio, con il fido Roberto Barillari, ed eccolo qui.

Il punto di partenza è costituito da registrazioni imprecise, per lo più fatte a scopo di deposito Siae o per farle sentire ad altri artisti, con uno strumento che è poco più di un Iphone e si chiama Zoom. Sono tracce uniche, non separate, con rientri e rumori che abbiamo cercato di correggere, sono provini, bozze di lavoro da tenere come base per futuri arrangiamenti e futuri lavori. Sono canzoni mai uscite o uscite, come spiegherò, in altre versioni e in altri contesti, mai, comunque, in questa forma. E’ un Gianmaria al lavoro, quello che sentirete qua sopra, un artista nel pieno movimento del suo pensare e del suo riflettere. Un privilegio sentirlo così, un privilegio che ho voluto condividere perché pensavo ne valesse la pena, perché non era giusto tenerlo solo per me.

E’ l’ultimo regalo di Gianmaria e sento il bisogno di raccontarlo.

Povero Tempo nostro, il brano che apre il disco, è il più prezioso e il più emozionante di tutti, l’inedito dal quale sono partita. E’ una fotografia impietosa dei tempi nostri, una sorta di canzone biblica. E’ un pezzo che tenevo nel cassetto da un po’, non volevo sprecarlo e questa è stata l’occasione giusta. Gianmaria aveva pensato questa canzone come l’ultima di un nuovo lavoro, un altro album monografico, al quale rifletteva da tempo, un intero disco dedicato al tema della terra in tutte le sue accezioni, terra come suolo da lavorare nel quale riposano e germogliano i semi, ma anche terra come pianeta, come la casa che abitiamo e consumiamo. E’ stato registrato nello studio casalingo del nostro amico Claudio Dadone, chitarrista e medico, strepitoso in entrambi i ruoli.


Testo: POVERO TEMPO NOSTRO

Questa pianura e La tua voce sono le uniche due tracce già edite, entrambe già presenti in altri dischi usciti non a nome di Gianmaria e con una diffusione non così ampia. Ho voluto inserirle perché sono convinta che pochissimi, tra gli amanti di Gianmaria, le conoscano ed è un peccato perché sono belle e speciali. Questa pianura è la versione italiana (la traduzione e il vero e proprio adattamento è di Sergio Bardotti, un grande della musica italiana, paroliere e cantautore) di Le plat pays di Jacques Brel. E’ stata commissionata, in questa versione cantata da Gianmaria, dal Club Tenco per una compilation intitolata Bardoci e distribuita da Ala Bianca, che ringrazio per avermela concessa, una compilation nella quale compaiono altri grandi artisti della scena italiana e dedicata appunto a questo importante paroliere e traduttore. La tua voce, invece, è una canzone storica di Gianmaria, presente sul cd Lampo, ma qui in versione duetto, portoghese e italiano, con Bia, cantante brasiliana di casa a Montréal che l’ha voluta inserire nel suo disco Navegar, non distribuito in Italia e pochissimo in Europa. Sono due voci, quella di Bia e quella di Gianmaria, molto diverse per timbro ed estensione, ma che trovano in questo brano un mélange unico che credo faccia venire i brividi quando lo si ascolta.


Testo: QUESTA PIANURA (LE PLAT PAYS)
Testo: LA TUA VOCE

Con Anche senza parlare si cambia genere. La storia di questo pezzo è particolare. Nasce nel 2014, scritta appositamente su mia richiesta per Mauro Ermanno Giovanardi, un artista col quale all’epoca lavoravo e col quale si voleva andare al Festival di Sanremo 2015, firmato Carlo Conti. “Gianmaria, ti prego scrivimi una canzone col ritornello per Sanremo e per Joe”, gli ho chiesto. Lui mi ha risposto che non era capace, che non era proprio il suo genere, ma poi d’improvviso e inaspettato, mi ha telefonato dalla Germania, dove era in tournée con Gabriele Mirabassi e mi ha detto: “Ce l’ho. L’ho registrata adesso durante il sound check con Gabriele che ci ha improvvisato un po’ su, te la faccio mandare via whatsapp dal fonico di qua”. E così io l’ho fatta sentire a Joe, che l’ha registrata con un altro arrangiamento e la sua sensibilità, l’ha inserita nell’album “Il mio stile”, uscito nel 2015 e io l’ho portata, ancora inedita, come se avessi per le mani un tesoro, a far ascoltare, a Roma, allo staff di Conti. Naturalmente non ci presero, “troppo intellettuale”, mi dissero, e quel Sanremo 2015 lo vinse Il Volo.


Testo: Anche senza parlare

I brani da Una carezza d’amor a Sotto le stelle il mare, sono stati scritti tutti per Paolo Rossi, sulla sua vocalità e sulla sua umanità. Paolo le ha cantate in tre dei suoi ultimi spettacoli: L’Arlecchino, il Molière e Rossintesta e ancora le canta, qua e là nei teatri d’Italia, accompagnato dai Virtuosi del Carso e da Emanuele Dell’Aquila. Sono tutti pezzi registrati da me, a casa nostra, con lo zoom. Sono la colpa che mi porto addosso, perché la mia registrazione era sempre un po’ distratta –“Ma non riesci a fare una cosa alla volta?” mi rimproverava immancabilmente Gianmaria-, e infatti nelle tracce originali, prima della lavorazione, ci sono molti rumori: matite che cadono, lontani squilli del telefono, camion che si indovinano al passaggio dalla finestra aperta. Barillari ha davvero superato se stesso con queste correzioni e per fortuna l’interpretazione di Gianmaria, dal canto suo, non è stata mai distratta, anche quando si trattava di registrare senza nessuna finalità pubblica, e la sua voce è così bella e profonda che ha la capacità di riempire tutti i buchi e tutte le mancanze tecniche. Così, anche in questi brani scarni, chitarra e voce, l’intensità è lì, intatta, potentissima. Sono sicura che anche voi, come me, quando li ascolterete, ci sentirete dentro degli arrangiamenti potenziali -questa è la forza delle canzoni di Gianmaria- e devo dire che per un po’ sono stata davvero tentata di arricchirle, queste canzoni, chiedendo aiuto, per delle sovraincisioni, a qualcuno dei tanti musicisti che hanno accompagnato Gianmaria in questi anni. Poi ho pensato che non fosse giusto perché Gianmaria non avrebbe potuto dire la sua. Soprattutto ho pensato che era meglio così, anche per una questione estetica, che fosse meglio lasciarle nude, nella loro veste da lavoro, nella loro bellezza in fieri, che fosse meglio origliare come da dietro una porta, rubarle un po’ e lasciarle finire nella testa di chi ascolta. Il lavoro su questi brani è stato dunque essenzialmente molto tecnico, trovare un bilanciamento, a tratti quasi impossibile, non avendo a disposizione tracce separate, tra voce e chitarra e a volte prendersi la responsabilità di rinunciare alla perfezione dell’una a vantaggio dell’altra. E’ stato un lavoro sui volumi, un grande lavoro di mastering.


Testo: Una carezza d’amor

 

Testo: ALICHINO

 

Testo: DENTRO LA MASCHERA DI ARLECCHINO

 

Testo: post-moderno rock

 

Testo: sotto le stelle il mare

I due brani che chiudono il disco sono infine due piccoli gioielli, tratti entrambi dalla registrazione fortunosa di uno spettacolo che Gianmaria faceva con Giuseppe Battiston, ITALY, un poemetto di Giovanni Pascoli, poco conosciuto e bellissimo, che racconta di quando gli emigranti eravamo noi e di quando uscirono dal nostro paese oltre 60 milioni di Italiani, una vera e propria altra Italia che andava all’estero a cercare lavoro e fortuna. Merica Merica è una canzone popolare che ha cantato anche Caetano Veloso, Gianmaria la suonava col dobro e l’armonica a bocca, in mezzo si sente la voce inconfondibile di Battiston che legge alcune delle lettere che gli emigranti italiani scrivevano, pieni di nostalgia, ai familiari che erano restati in patria. X agosto, invece, è la messa in musica della poesia di Pascoli, quella che tutti noi abbiamo studiato a memoria a scuola, alle elementari o alle medie. Sono le stesse parole precise, nessun cambiamento, ma con la musica e la voce di Gianmaria acquistano, mi pare, una forza e una potenza nuova e restituiscono alla poesia tutta la sua ineluttabile tragicità.


Testo: Merica Merica

 

Testo: X AGOSTO

Ecco qua, niente di più, questa è la storia di questo disco, l’ultimo di Gianmaria, il più Prezioso.

 

Paola Farinetti

PREZIOSO introduction française

Si cet album peut sembler imparfait, il est également inespéré, donc précieux, voire le plus précieux de tous.

 

Avant de décider de le publier, j’ai longuement réfléchi, et finalement j’ai décidé de me mettre à l’ouvrage. J’y ai travaillé sans relâche tant mentalement qu’en studio, avec le soutien fidèle de Roberto Barilllari. Et le voici.

 

Le point de départ est constitué d’enregistrements imprécis, pour la plupart réalisés sur un Zoom, pour les nécessités de dépôt à la Siae (SACEM Italienne) ou pour les faire écouter à d’autres artistes, avec un seul instrument comme accompagnement. Ces prises uniques, auxquelles s’étaient invités des bruits extérieurs que nous avons tenté de corriger, étaient des maquettes, des projets de travail à conserver comme base pour d’ultérieurs arrangements ou d’autres réalisations.

 

Ce sont des chansons inédites ou déjà publiées dans des versions et des contextes différents, mais quoi qu’il en soit jamais sous cette forme, comme je l’expliquerai.

 

Ce que vous entendrez, c’est un Gianmaria en plein travail de réflexion. Et c’est un privilège de l’entendre ainsi, un privilège que j’ai souhaité partager parce que j’ai pensé que cela en valait la peine, parce qu’il eût été injuste de ne les conserver que pour moi.

 

C’est le dernier cadeau de Gianmaria et j’ai ressenti le besoin de le raconter.

 

Povero Tempo nostro, la chanson, qui ouvre l’album, est la plus précieuse et la plus émouvante de toutes, l’inédit d’où je suis partie. Elle constitue une photographie sans pitié de notre époque, une sorte de chanson biblique. Je la gardais chez nous depuis longtemps et je ne voulais pas la brader : ce fut la bonne occasion. Gianmaria avait imaginé que cette chanson clôturerait un nouveau travail, un nouvel album monographique, auquel il songeait depuis un certain temps, entièrement consacré au thème de la Terre dans toutes les acceptions du terme : la terre en tant que sol à travailler au sein de laquelle les graines reposent puis jaillissent, mais aussi la Terre en tant que planète, cette maison où nous vivons et que nous consommons. Elle a été enregistrée dans le studio de notre voisin Claudio Dadone, guitariste et médecin, merveilleux dans ces deux rôles.

 

Questa pianura et La tua voce sont les deux seules chansons déjà publiées. Elles figurent dans des albums d’autres artistes, de diffusion assez confidentielle, et jamais interprétées par Gianmaria. J’ai souhaité les inclure dans cet album car je suis convaincue que même parmi les grands admirateurs de Gianmaria, très peu les connaissent et qu’il eût été dommage aussi qu’elles n’y soient pas présentes tant elles sont belles et particulières.

 

Questa pianura est la version italienne du Plat Pays de Jacques Brel (avec l’adaptation en italien de Sergio Bardotti, un grand nom de la chanson italienne). Cet enregistrement avait été commandé, dans cette version chantée par Gianmaria, par le Club Tenco et pour une compilation en hommage à Bardotti, distribuée par Ala Bianca, qui me l’a cédée et que je remercie, où sont réunis d’autres grands artistes de la scène italienne.

 

La tua voce, en revanche, est une chanson historique de Gianmaria, présente dans l’album Lampo, mais interprétée alors en duo, en portugais et italien, avec Bia, chanteuse brésilienne vivant à Montréal et qui avait souhaité la faire figurer dans son album, lequel ne fut pas distribué en Italie et très confidentiellement en Europe. Deux voix, celle de Bia et celle de Gianmaria, si différentes par leurs timbres et extensions, mais qui aboutissent ici à un mélange unique qui donne des frissons quand on l’écoute.

 

Avec Anche senza parlare on change de genre. L’histoire de ce morceau est particulière. Cette chanson fut écrite en 2014 à ma demande pour Mauro Ermanno Giovanardi, un artiste avec lequel je travaillais à l’époque et dans la perspective d’une présentation au Festival de Sanremo en 2015. « Gianmaria, pourrais-tu m’écrire une chanson pour Sanremo et pour Joe », lui ai-je demandé. Il m’a alors répondu qu’il en serait incapable, que ce n’était pas à proprement parlé son genre musical, puis de façon tout aussi soudaine qu’inattendue, il m’a téléphoné d’Allemagne, où il était en tournée avec Gabriele Mirabassi, et m’a dit : « Je l’ai, je l’ai enregistrée à l’instant pendant les répétitions avec Gabriele qui a un peu improvisé dessus, je te la fait parvenir par whatsapp via l’ingénieur du son de la salle”. Et c‘est ainsi que je l’ai fait écouter à Joe qui l’a ensuite enregistrée avec d’autre arrangements et sa sensibilité. Elle figure sur son album « Il mio stile », publié en 2015. Alors encore inédite, comme si j’avais un trésor entre les mains, je suis partie à Rome pour la faire écouter à l’équipe de Carlo Conti. Elle ne fut pas retenue, « trop intellectuelle » me dirent-ils, et le prix de Sanremo fut remporté par « Il Volo »

 

Les chansons de Una carezza d’amor à Sotto le stelle il mare, ont toutes été écrites pour Paolo Rossi, pour sa voix et son humanité.

 

Paolo les a chantées dans trois de ses derniers spectacles : L’Arlequin, le Molière et Rossintesta et il les chante encore, ici et là dans les théâtres italiens, accompagné par les merveilleux musiciens I Virtuosi del Carso et par Emanuelle Dell’Aquila. Ce sont tous des enregistrements que j’ai réalisés chez nous avec un Zoom. Et à ce titre, je m’en veux un peu car j’étais alors un peu distraite – « Mais tu n’arrives jamais à faire une seule chose à la fois ? » me reprochait immanquablement Gianmaria – et on entend effectivement sur les prises d’origine des bruits, crayons qui tombent, lointaines sonneries du téléphone, camion que l’on imagine passer devant notre fenêtre restée ouverte. Barillari s’est véritablement surpassé pour gommer ces imperfections tout en préservant la beauté de la belle voix profonde de Gianmaria même s’il s’agissait originellement d’interprétations destinées à être déposées à la Siae.

 

Ainsi, dans ces morceaux minimalistes, Guitare et Voix, l’intensité est là, intacte, si puissante. Je suis sûre que, vous comme moi, quand vous les écouterez, vous entendrez de possibles arrangements – et c’est ça la force des chansons de Gianmaria. Et je dois dire que dans un premier temps, j’ai été tentée d’enrichir ces chansons, en demandant de l’aide, pour des overdubs, à quelques-uns des nombreux musiciens qui ont accompagné Gianmaria par le passé. Et puis, je me suis dit que ce n’était pas normal, car Gianmaria n’aurait pas pu donner son avis. Enfin, j’ai pensé que c’était mieux aussi pour une question d’esthétique, qu’il valait mieux les laisser dépouillées, dans leur simple habit de travail, dans leur beauté en devenir, comme si on les écoutait juste derrière la porte, en ayant le sentiment de les voler un peu pour mieux les laisser mûrir dans la tête de ceux qui écoutent. Le travail sur ces chansons fut donc essentiellement technique, à la recherche d’un équilibre, presque impossible puisque nous ne disposions pas de pistes séparées, entre la voix et la guitare, et en prenant parfois la responsabilité de renoncer à la perfection de l’une au bénéfice de l’autre. Ce fut un travail sur les volumes, un important travail de mastering.

 

Enfin, les deux titres qui clôturent l’album sont deux petits joyaux, tous deux fruits de l’enregistrement opportun d’un spectacle que Gianmaria faisait avec Giuseppe Battiston. ITALY, un petit poème de Giovanni Pascoli, peu connu et très beau, racontait l’époque où c’étaient nous les migrants et où 60 millions d’Italiens quittèrent leur pays pour trouver du travail et de l’argent. Merica Merica est une chanson populaire que Caetano Veloso a également interprétée. Gianmaria la chantait accompagné de sa guitare Dobro et de son harmonica. On entend derrière la voix incomparable de Battiston lisant quelques-unes des lettres pleines de nostalgie que les émigrés italiens écrivaient à leurs familles restées dans leur patrie. X agosto, en revanche, est la mise en musique de la poésie de Pascoli, celle que nous avons tous étudiée à l’école élémentaire ou au collège. Ce sont les mêmes paroles, sans aucun changement. Mais avec la voix et la musique de Gianmaria, elles acquièrent force et puissance et restituent à cette poésie toute sa dimension tragique

 

Voilà, rien de plus, c’est l’histoire de cet album, le dernier de Gianmaria, le plus Précieux.

 

Paola Farinetti

(traduction: Danièle Valin)